Non è tutto in crescita ciò che è Food

Eravamo abituati a vedere le file fuori dai negozi quando la Apple lanciava un nuovo modello di smartphone. Durante il Coronavirus siamo rimasti tutti in fila, anche per ore, davanti ai supermercati. Ma non illudiamoci il settore Food non è tutto in crescita come sembra.

Anche le multinazionali piangono

Chi pensa che in questo momento di crisi per tanti settori economici le uniche aziende che vanno bene sono quelle dell’Alimentare si sbaglia di grosso. Alcune fra le più grandi imprese multinazionali del settore Food&Beverage stanno soffrendo a causa della percentuale del loro business che è orientata al fuoricasa, ovvero alle vendite in ristoranti e bar che sono chiusi da oltre un mese. Per non parlare di tutte quelle le aziende che riforniscono le multinazionali delle materie prime indispensabili per realizzare i loro prodotti, uno su tutti lo zucchero.

Unilever, la cui divisione Food & Refreshments vale il 38% di tutte le vendite del gruppo, ha un’esposizione pari al 40% sul fuoricasa. Basta pensare ad esempio a tutti i brand del mondo gelati, come Algida, Grom e Ben&Jerry’s, che sarebbero dovuti partire ora con la loro stagionalità principale e invece stanno perdendo tutte le vendite nel fuoricasa. Anche un colosso come Danone, avrebbe un calo stimato del 12% soprattutto derivante dalla divisione acque. Mentre il settore foodservice di Nestlè varrebbe, secondo le stime, solo il 5-6% del fatturato totale del gigante svizzero dell’alimentare.

Il Beverage peggio del Food

A detta degli analisti della Barclays, il settore che subirà il maggiore impatto da Coronavirus è quello delle bevande, mentre il settore del Food riuscirà a contenere meglio il calo di fatturato. L’azienda che la banca inglese nomina maglia nera in una ipotetica classifica del calo dei ricavi è Campari, ma in generale dichiara che tutte le aziende del beverage alcoolico come Heineken, Carlsberg ecc. potrebbero perdere dal 35 al 70% dei loro fatturati in questo periodo. Persino Coca-Cola Company ha annunciato che i suoi volumi di vendita globali sono diminuiti del 25% tra Marzo e Aprile a causa dell’interruzione per il COVID delle attività di ristorazione e non bastano le vendite in GDO a sopperire questo calo.

La GDO ora se la gode, ma non tutta

La Grande Distribuzione sta vivendo invece il suo momento di gloria e secondo Robert Moskow, analista di Credit Suisse si prevede che le vendite nel largo consumo rimarranno elevate ancora per i prossimi 12 mesi poiché i consumatori sceglieranno di continuare a mangiare cibo in casa per risparmiare denaro, proprio come avevano fatto durante le recessioni economiche del 1990, 2001 e 2008. Ma se durante la quarantena sono crescite le vendite di Supermercati e negozi di Libero Servizio e  Discount, gli Ipermercati hanno registrato fino al 20% di calo. I fattori che hanno influito sulla crollo di questo format distributivo sono state le chiusure dei centri commerciali, ma soprattutto la ridotta mobilità delle persone che spesso per andare in un Iper devono spostarsi in un comune differente dal loro.

Infine, la logica mi dice che se dovranno risparmiare danaro, i consumatori nei prossimi mesi faranno maggiore attenzione anche ai prezzi dei prodotti in GDO. Allora staremo a vedere se nel largo consumo i trend che si sono fatti strada durante la quarantena del Coronavirus perdureranno o saranno superati da nuove abitudini di acquisto.

Valentina Lanza

Valentina Lanza

Io credo nel cibo come espressione della cultura italiana. Per questo mi appassionano lo studio del Marketing e la Comunicazione del settore Alimentare: comprendere i comportamenti di acquisto delle persone, le storie dei brand italiani del Food, i trend tecnologici e quelli di consumo di cibi e bevande. Seguimi se anche tu condividi con me questa passione!